La demografia, come, del resto, tutte le scienze che hanno l’uomo (individuo o aggregato in gruppi)
come oggetto di studio si stanno scontrando con la necessità di sviluppare un approccio sistemico: le loro unità di riferimento sono dei sistemi multidimensionali, in cui i diversi sottosistemi sono
integrati a formare un unicum, che è poi il soggetto che prende le decisioni, sperimenta eventi,
agisce modificando il suo ambiente.

di: Graziella Caselli

Le diverse discipline, così come le conosciamo attualmente, sono, quindi, solo dei punti di vista attraverso i quali osserviamo l’unità (collettiva o individuale che sia). L’economia, la sociologia, l’epidemiologia e la medicina, le discipline più prossime alla demografia da un punto di vista tematico, sperimentano tutte lo stesso dilemma: se vogliono realmente comprendere il comportamento dell’unità di studio hanno necessità di tenere insieme tutte le diverse dimensioni che la costituiscono di cui nessuna può essere assunta come esclusiva (e spesso neppure prioritaria rispetto alle altre).
La necessità dell’approccio multidisciplinare (bisognerebbe dire meglio, sistemico) non è, quindi, propria della demografia. Forse è, per la demografia, solo più visibile, più acuta, per almeno due ordini di ragioni che sono, al tempo stesso, dei limiti, ma anche delle condizioni di privilegio, in quanto rendono tale necessità ancora più evidente e, quindi, più impellente il superamento dell’approccio classico.
Il primo di essi è la necessità di tener conto simultaneamente della dimensione micro (individuo) e di quella macro (popolazione). Per la demografia, che nasce da un approccio macro allo studio delle popolazioni e che, solo in tempi relativamente recenti, si è rivolta allo studio delle unità micro (gli individui) e meso (le famiglie), la ricomposizione si impone con evidenza (sebbene abbia tardato ad affermarsi, così come del resto aveva tardato ad affermarsi, considerata la storia della disciplina, l’approccio micro).
Il secondo nasce dalla constatazione che gli eventi che, in modo specifico, interessano il demografo hanno in gran parte perso nel corso del tempo la connotazione prevalentemente biologica che li caratterizzava per diventare sempre più appannaggio delle scelte individuali. Essi sono, tuttavia, degli eventi “pesanti” nella vita di ogni individuo: la nascita di un figlio, la migrazione, la costituzione di una famiglia, la morte non sono il risultato di scelte (o condizioni) occasionali, ma il risultato di lunghi percorsi decisionali (o lunghi percorsi di vita), nei quali intervengono molti elementi, individuali e collettivi, economici e sociali, culturali e biologici, dei quali è spesso impossibile, e forse inopportuno, tentare di valutare il contributo specifico.
Per la demografia la necessità dell’approccio multidisciplinare, quindi, è cruciale per progredire ulteriormente, così come lo è stato negli anni recenti l’assunzione della prospettiva longitudinale per ricomporre il processo che, nel suo sviluppo nel tempo delle persone oltre che in quello del tempo della storia, porta alle scelte – di procreare o emigrare, ad esempio – e agli eventi demografici – nascite e migrazioni.
La demografia deve non solo descrivere correttamente la realtà, ma anche a spiegarla, mettendo l’accento sui processi causali, oltre che sulle associazioni fra variabili, e ricomponendo nel momento dell’interpretazione dei risultati le dimensioni macro e micro all’interno di un quadro di riferimento coerente.

Prof.ssa Graziella Caselli
Honorary Professor
2012 IUSSP Laureate Award
Dipartimento di Scienze Statistiche
Sapienza Università di Roma
Viale Regina Elena, 29500161 – Roma .tel.++39 3356768792

Photo by Daria Shevtsova from Pexels

Lascia una recensione

Please Login to comment
avatar
500
  Subscribe  
Notificami